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visto e ascoltato per voi |
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Luca Gelardi :: 22 12 05 :: 14:07 T.U.
Un libro scorrevole, breve ma intenso, che chiarisce in modo preciso i punti fondamentali per rendersi conto di ciò che succede realmente nel Golfo Persico e di come si muove la politica internazionale, grazie anche ad un'ottima prefazione di Enrico Galoppini, che illustra la figura del prete francese e ad un saggio di Carlo Terracciano dal titolo "L'asse e l'Anaconda. L'Iraq di fronte alla conquista dell'Eurasia", utile corollario per comprendere appieno ciò che dice lo stesso padre Benjamin.
Leggendo questo testo edito dalle Edizioni all'insegna del Veltro [insegnadelveltro@libero.it], fin dalle prime righe della prefazione, ci si accorge di avere in mano un oggetto importante, una (rara) testimonianza fuori dal coro. Si legge e ci si rende conto che quello che si apprende ogni giorno in TV e sui giornali è sempre e solo un punto di vista, la voce del mondo occidentale impegnato nella missione di convincere l'opinione pubblica (e pare che in molti casi ci riesca), ma che in realtà la verità sta sempre nel mezzo e che è doveroso sentire anche l'altra campana. Si parla della storia dell'attuale governo di Baghdad fin dai primordi, di come Saddam Hussein sia stato prima usato ad uso e consumo degli occidentali (USA in testa) e poi scaricato come dittatore quando ha cercato di affermare l'identità sua e del suo popolo.
Al testo fanno da contorno importanti note, in cui l'autore illustra i processi della politica internazionale a cui si fa riferimento nell'intervista. Si legge di come l'Iraq, grazie alle mire espansionistiche degli angloamericani e alla sua posizione geografica, sia stato ridotto ad una "galera a cielo aperto", un campo di concentramento in cui bombardamenti (quotidiani nelle no-fly zone dal 1991), contaminazione con uranio impoverito (collaterale ai bombardamenti) ed embargo hanno ridotto alla miseria una nazione che era diventata fino agli inizi degli anni 90 un esempio da seguire per tutta l'area mediorientale e centro-asiatica.
Le testimonianze dirette della vita irachena riportate sono sconvolgenti per la loro crudezza, soprattutto se pensiamo all'informazione ovattata che giunge in occidente dai luoghi del conflitto. Tra le tante frasi alcune restano dentro: "Ho sentito dire da molti giornalisti che in Iraq non ti permettono di girare e fare riprese. Non è assolutamente vero!", dice padre Benjamin, forte del fatto di aver avuto la possibilità di girare diversi documentari filmati tra il 1998 e il 2002. Si resta a pensare quando viene raccontato di un bambino iracheno operato di appendicite all'ospedale di Samarra, senza anestesia perché l'embargo non permette gli scambi necessari per l'acquisto di medicinali. Infatti, sebbene medicinali, alimenti e altri aiuti umanitari dovrebbero in teoria restare fuori dalle sanzioni, in realtà l'embargo impoverisce tanto l'economia che praticamente non è più possibile comprare alcunchè. Ecco perché la politica estera americana dello "stendere un tappeto di bombe o un tappeto di dollari" ai paesi non ancora piegati al giogo funziona, almeno apparentemente, tanto bene e soprattutto con i paesi più poveri.
Padre Benjamin si batte anche contro l'impiego di armi all'uranio impoverito e nel libro ci sono numerose testimonianze che fanno capire come, se non vengono uccisi dai bombardamenti, gli abitanti vengono sottoposti all'atroce destino di essere contaminati dalle radiazioni nocive e morire di cancro, leucemia nonchè ad avere figli deformi e tutto questo senza possibilità di cura e soprattutto con l'alta probabilità di espandere il "contagio". Infatti dopo l'impatto, le finissime polveri dell'uranio usato nei proiettili e nei missili volano dappertutto contaminando acqua, terra, aria e persone (non dimentichiamo che anche i militari occidentali impiegati nel conflitto subiscono tale contaminazione). Leggendo il libro ci si accorge delle innumerevoli bugie della stampa occidentale riguardo ai fatti che realmente accadono e si ha la netta sensazione che molte altre menzogne devono ancora essere scoperte.
Nelle parole di Jean-Marie Benjamin si nota la sua visione in un certo senso "profetica", anche se la previsione di scenari geopolitici è perfettamente umana guardando con attenzione gli equilibri e le storie dei soggetti coinvolti. Nell'intervista, fatta nel 2002 all'indomani dell'operazione "enduring freedom" con cui gli USA si sono assicurati il territorio dell'Afghanistan con il pretesto della lotta al terrorismo (alimentato dalle stesse guerre che dovrebbero sconfiggerlo) e qualche mese prima di questa seconda guerra del Golfo, vengono anticipati molti degli scenari odierni: la spaccatura dell'Europa sull'intervento armato in Iraq, il ruolo di Cina e Russia, le tensioni interne inevitabili in tutti i paesi islamici e lo stesso nuovo attacco all'Iraq, visto come scontro tra civiltà dai popoli islamici.
Conclude il libro il saggio di Terracciano, che descrive la situazione geopolitica dell'area che va dal medioriente all'Asia centrale, con un analisi storica e politica della situazione, rendendo chiari i meccanismi su cui si basa l'espansionismo occidentale nella regione e perché questo è necessario per il folle sistema politico americano.
In ultima analisi il libro è indispensabile se si vuole avere una visione d'insieme del mondo di oggi e probabilmente di quello di domani, leggendolo si rischia solo di svegliarsi dalla disinformazione occidentale e rendersi conto di come stiano davvero le cose.
(da "L'Erroneo", 31 marzo 2003)
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